La mostra il Moncalvo e la sua Bottega – Movimento e sentimento nella Controriforma, con una selezione di dipinti poco conosciuti e non facilmente fruibili, approfondisce diversi aspetti delle opere del Moncalvo come la sua evoluzione, la produzione della bottega, l’importanza del disegno e il ruolo della sua allieva e figlia Orsola Maddalena. È inoltre di rilevante importanza come le opere del Caccia si adattino perfettamente alle richieste della Controriforma con l’utilizzo di scene semplici con sentimenti familiari ambientate nel presente nelle quali, attraverso la selezione dell’istante cruciale di un movimento, si avvia il fedele al riconoscimento dell’immagine e alla venerazione del sacro. Occorre considerare che in epoca post tridentina, a causa della censura, le opere dovevano essere approvate dal vescovo, che poteva richiederne la modifica, condizionando l’operato degli autori. La maggior parte della produzione del Moncalvo che è arrivata ai nostri giorni è di tematica religiosa anche se egli realizza diverse opere di carattere profano come le decorazioni del palazzo Viboccone o della Grande Galleria, ambedue a Torino, ora non più esistenti, le decorazioni di Casa Tizzoni a Vercelli e i quattro putti musicanti della collezione della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria.
La mostra
Palatium Vetus
Alessandria, Piazza della Libertà, 28
dal 7 marzo 2025

Guglielmo Caccia detto il Moncalvo è un artista al quale sono stati dedicati numerosi studi e contributi nel corso degli anni. Impossibile non citare fra tutti gli studiosi Giovanni Romano le cui ricerche hanno permesso di chiarire e di conoscere meglio la sua attività artistica complessa e sfaccettata dall’alterna fortuna critica. Le sue opere, che riflettono la permeabilità dell’autore agli influssi dei numerosi artisti che ha incontrato durante la sua carriera, si riconoscono facilmente per le linee delicate, i riccioli setosi, i volti ed i movimenti aggraziati che lo descrivono come un artista che ha saputo imprimere una religiosità intima e affettuosa attraverso la pittura.
La mostra, con una selezione di dipinti poco conosciuti e non facilmente fruibili, approfondisce diversi aspetti delle opere del Moncalvo come la sua evoluzione, la produzione della bottega, l’importanza del disegno e il ruolo della sua allieva e figlia Orsola Maddalena. È inoltre di rilevante importanza come le opere del Caccia si adattino perfettamente alle richieste della Controriforma con l’utilizzo di scene semplici con sentimenti familiari ambientate nel presente nelle quali, attraverso la selezione dell’istante cruciale di un movimento, si avvia il fedele al riconoscimento dell’immagine e alla venerazione del sacro. Occorre considerare che in epoca post tridentina, a causa della censura, le opere dovevano essere approvate dal vescovo, che poteva richiederne la modifica, condizionando l’operato degli autori. La maggior parte della produzione del Moncalvo che è arrivata ai nostri giorni è di tematica religiosa anche se egli realizza diverse opere di carattere profano come le decorazioni del palazzo Viboccone o della Grande Galleria, ambedue a Torino, ora non più esistenti, le decorazioni di Casa Tizzoni a Vercelli e i quattro putti musicanti della collezione della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria.
La sua abbondante produzione, legata alla fama riscossa all’epoca, è strettamente legata alle modalità di realizzazione delle opere in bottega, attraverso bozzetti e cartoni reimpiegati come modelli in numerose occasioni e a distanza di anni. Per questo motivo è difficile riconoscere e identificare le diverse mani intervenute su ogni dipinto o datare precisamente le opere, nonostante con gli anni lo stile del pittore si sia evoluto verso gamme cromatiche di carattere drammatico e i volumi dei corpi abbiano acquisito più protagonismo. I disegni contraddistinti da schizzi veloci e spontanei rappresentano un altro ambito particolare e complesso dell’attività dell’artista soprattutto per quanto riguarda la datazione e l’autografia.
Anche se attualmente non esiste documentazione che attesti data e luogo di nascita di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo si è sempre utilizzata l’informazione dell’Orlandi che nel 1704 riferisce che il pittore era nato a Montabone d’Acqui nel 1568. L’inizio della sua carriera artistica è rilevabile dalle pale di Guarene dell’Annunciazione nella chiesa dell’Annunciata e della Madonna col Bambino, San Rocco e San Michele Arcangelo nella chiesa di San Michele, entrambe firmate e datate 1585 e nelle quali è evidente l’influenza di Ambrogio Oliva, pittore trinese attivo a Casale e padre di sua moglie Laura che sposerà nel 1589. Il Moncalvo appena diciassettenne si cimenta in due opere che mostrano una gamma cromatica vivace ed una tecnica esecutiva ancora incerta ma naturalistica, nella quale si evidenza l’influenza casalese.
Intorno agli anni ’90 del Cinquecento il Caccia lavora al Sacro Monte di Crea nelle cappelle della Presentazione della Vergine al Tempio e della Nascita della Vergine; nel 1593 sigla la Crocefissione nella chiesa di Calliano con un cartiglio che riporta la data 14 aprile 1593 e realizza gli affreschi della cappella del Rosario in San Michele a Candia Lomellina. Nello stesso anno acquista una casa a Moncalvo dove si stabilisce e dipinge per la chiesa di San Francesco l’Allegoria Francescana per la quale utilizza come modello un’incisione di Agostino Carracci dimostrando un’attenzione verso la pittura bolognese suggestionato dalle forme e dai colori espressi dalla scuola carraccesca.
Nel 1595 realizza la Madonna con Bambino, Santi e donatori di Grana Monferrato, bellissima tela dai colori trasparenti che inaugura un nuovo modo di dipingere del pittore dove, all’interpretazione semplice e devozionale dei temi gaudenziani, si aggiunge l’influenza del Cerano acquisita in Lomellina.
Negli anni tra il 1599 ed il 1604, acquista a Moncalvo, da cui prenderà il noto soprannome, altri beni immobili che testimoniano la sua presenza attiva al cantiere di Crea, da lì non troppo distante. Opere datate 1602 sono la Madonna col Bambino fra i Santi Vittore e Francesco e la Madonna del Rosario a Cioccaro in provincia di Asti.
Dal 1605 al 1608 è attivo a Torino, dove prima realizza le decorazioni nel palazzo del Viboccone, e fra il 1606 ed il 1608 decora insieme al pittore Federico Zuccari la grande galleria di Carlo Emanuele I che collegava il palazzo ducale al vecchio castello degli Acaja, andata distrutta in un incendio. Questo lavoro dimostra come il pittore si cimentasse in pitture mitologiche e profane, riprese anche a casa Tizzoni a Vercelli e nei bellissimi Putti musicanti che appartengono alla Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria.
Del 1606 sono la Madonna del Rosario di Pontestura, la Madonna con Bambino, il beato Bernardo di Baden, i santi Rocco, Sebastiano e Grato nella collegiata di Santa Maria della Scala a Moncalieri e l’affresco realizzato sulla facciata di una casa di via Tana 22 a Chieri. In questi stessi anni potrebbero essere state realizzate alcune opere stilisticamente affini a quelle datate come la Nascita di San Giovanni Battista a Casalcermelli in provincia di Alessandria e la Natività della Vergine della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo. Al 1607 risalgono le lunette con le Storie di San Nicola da Tolentino e del Beato Giovanni Bono dei chiostri del convento dei monaci agostiniani di Santa Croce a Casale Monferrato, attualmente sede del museo civico.
Gli anni dal 1608 al 1614 sono sicuramente fra i più prolifici del pittore e in questo periodo si possono collocare l’Immacolata Concezione in San Francesco ad Acqui Terme, la Madonna del Rosario a San Salvatore Monferrato, le due tele della cappella di San Matteo nella chiesa di San Paolo a Casale Monferrato, le tele della chiesa di San Michele nella stessa Casale e la splendida esecuzione dell’Adorazione dei Magi nella parrocchiale di Cardona.
Data 1610 la Natività e Santi della chiesa di Sant’Agata a Pontestura e 1611 la Madonna del Rosario di Melazzo. A questo periodo potrebbero essere ascrivibili anche la Madonna del Rosario della parrocchiale di Sala Monferrato, quella di Calliano e quella sull’altare maggiore della chiesetta di San Giacomo adiacente al castello di Giarole che reca sul cartiglio una firma.
A Santa Croce a Bosco Marengo si possono ammirare l’Apparizione della Vergine a San Giacinto, la Visione di San Tommaso e nella parrocchiale la bellissima Immacolata Concezione ripresa in un momento successivo nella tela del Vescovado di Alessandria ed in altre versioni anche dalla figlia Orsola.
Fra gli anni 1613-1616 sono databili i tondi e gli ovali con le Storie della Vergine e di Cristo nella cappella dell’Immacolata nel duomo di Alessandria e le due grandi tele: Sposalizio della Vergine e Morte della Vergine nella sala capitolare. Negli anni che seguono, fra il 1614 ed il 1619 il pittore lavora per molti ordini religiosi in particolare per i Barnabiti e la sua attività si svolge sia in Piemonte che in Lombardia. È attivo a Milano con Camillo Procaccini e con Daniele Crespi, a Pavia, Monza, Novara. Realizza nel 1619 mentre si trova ancora a Pavia, la Madonna del Rosario per la chiesa di San Giacomo a Valenza Po, tela ora collocata in cattedrale.
Negli ultimi anni di attività il pittore è fortemente influenzato dalla pittura caravaggesca di Nicolò Musso che ritroviamo nell’incupirsi dei colori, nello studio delle figure e nei cromatismi della luce, visibili in opere come l’Ultima Cena a Sant’Andrea a Vercelli, ad Alessandria nel dipinto Le Nozze di Cana, realizzata per il convento di San Bernardino, ora nella sala del consiglio denominata Sala Moncalvo dell’ospedale civile, e infine nell’Annunciazione in cattedrale. In questa pittura sperimentata in età avanzata e così diversa da quella giovanile troviamo una forte connotazione nell’Angelo musicante che consola San Francesco al momento della morte, di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria. Una delle ultime tele del pittore è Tobiolo e l’arcangelo Raffaele conservato nella sacrestia del duomo di Tortona.
Risulta difficile fra il 1620 e il 1625 anno della sua morte attribuire con assoluta certezza l’autografia delle opere per il rapporto del pittore sia con i collaboratori della sua bottega ma soprattutto per il sodalizio con la figlia Orsola Maddalena Caccia che con ogni probabilità interviene a fianco del padre nella realizzazione del San Sebastiano curato dagli angeli nell’omonimo oratorio a Castellazzo Bormida e termina al suo posto il Martirio di San Maurizio nella chiesa di San Francesco a Moncalvo.
La delicatezza e dolcezza dei visi femminili rappresentati dal Moncalvo esprimono diversi sentimenti a seconda della protagonista di ogni dipinto. In queste opere raffiguranti Santa Margherita di Antiochia, Santa Maria Maddalena e le Immacolate Concezioni sono stati selezionati e rappresentati i sentimenti voluti dalla Controriforma.
Possiamo vedere il pentimento e la devozione della Maddalena inginocchiata davanti a Cristo Crocifisso, lo spirito sereno di Santa Margherita di Antiochia rappresentata con la croce in mano dopo aver sconfitto il diavolo sotto forma di drago e la magnanima obbedienza di una Maria fanciulla nel momento di accettare, con la serenità dell’amore divino, il compito di madre del Messia conferitogli da Dio Padre.
Il confronto stilistico tra le due Immacolate Concezioni mette in evidenza la distanza cronologica di realizzazione: mentre nell’opera del Vescovado è probabile l’ausilio della figlia Orsola nella definizione delle figure e nell’incupirsi dei colori, nell’opera di Santa Maria di Castello, realizzata da un Moncalvo giovane, si osserva una morbidezza e delicatezza maggiore nelle forme e una diversa tavolozza utilizzata.
L’ Immacolata del Vescovado è caratterizzata dai colori delle terre bruciate mentre l’Immacolata di Santa Maria di Castello mette in risalto tipici toni freddi di sfondo in contrasto con un primo piano di colori più caldi, con elementi che spiccano per la loro intensità cromatica come il manto di Dio Padre e la veste e l’interno del manto di Maria. Il fatto che le opere della Maddalena e l’Immacolata di Santa Maria di Castello abbiano sullo sfondo una città rende la scena più familiare rispetto allo sfondo celeste astratto, senza riferimento alla realtà, dell’Immacolata del Vescovado.
L’eleganza femminile è presente nei movimenti delle mani, nella proporzionalità dei corpi e nella semplicità dei gesti affettuosi.
Orsola Maddalena Caccia
(Moncalvo 1596-1676)
In un periodo storico, il Seicento, segnato da guerre di conquista e di religione, da epidemie di peste e da rivoluzionarie scoperte scientifiche, nel convento di Moncalvo, centro del Monferrato, una monaca, figlia di un grande pittore, segue con dedizione le orme del padre diffondendo opere di chiara derivazione paterna.
L’influenza esercitata da Guglielmo Caccia sulla giovane Orsola nell’acquisire l’arte del dipingere e nel riproporre gli stessi soggetti è particolarmente visibile nella copia della splendida Madonna con Bambino dormiente e tre angioletti del pittore, appartenente alla collezione della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, realizzato dalla figlia in maniera quasi identica, anche se di qualità inferiore, nella chiesa di sant’Eusebio a Bianzè (VC).
Orsola Maddalena è attiva con la bottega pittorica del padre in un rapporto di intensa collaborazione che incomincia con ogni probabilità in epoca precoce, negli anni del suo apprendistato e continua nel corso del tempo, nonostante nel 1620 diventi monaca nel monastero delle orsoline di Bianzè, vicino a Vercelli. Successivamente, nel 1625, si trasferisce con le sorelle monache, da Bianzè al monastero di Moncalvo, fondato dal padre stesso, riavvicinandosi così al pittore anche se per pochi mesi, e diventando ausilio indispensabile nell’ultimo periodo della sua vita. Le numerose commissioni lavorative del Caccia e le sue precarie condizioni di salute attestate da due testamenti redatti nel 1620 e nel 1622 rendono indispensabile l’intervento della figlia su alcune opere. Dopo la morte del pittore avvenuta il 13 novembre 1625 diventa usufruttuaria insieme alla sorella Francesca, deceduta precocemente nel 1628, di alcuni quadri, disegni e materiale pittorico lasciato loro dal padre per clausola testamentaria.
Mantenendo il riferimento del padre, Orsola dipingerà in maniera personale accentuando particolarità che fanno di lei un’artista degna d’interesse. A questo proposito non si può ignorare il meraviglioso esempio di grazia e di armoniosa partecipazione all’evento di sacra spiritualità del dipinto di Santa Maria della Corte a Castellazzo Bormida raffigurante il Matrimonio mistico di Santa Caterina. Le sue nature morte ricche di fiori e frutti simbolici segni di devozione e le sue sante martiri, giovani fanciulle pronte al sacrificio, evidenziano una volontà di espressione della sua personalità artistica rispetto all’arte del padre. Nonostante nel tempo le figure si irrigidiscano nelle pose, il colore si carichi di tonalità più scure, fondamentale per giudicare la sua arte è immaginare la sua vita all’interno di un monastero senza poter avere uno sguardo diretto sulla realtà o confronti con altri artisti o ambiti geografici.
Il Moncalvo è il pittore per eccellenza dell’arte della controriforma in Piemonte. Le sue opere, caratterizzate da sentimenti, movimenti semplici e familiari, hanno come finalità quella di commuovere i credenti per avvicinarli alla fede.
A seguito del Concilio di Trento (1545-1563) Carlo Borromeo con le Instructionum Fabricae et Supellectilis ecclesiasticae Libri II (1577) e Gabriele Paleotti, arcivescovo di Bologna, col suo Discorso sulle immagini sacre e profane (1582) codificano e teorizzano il linguaggio artistico post-tridentino che ha come finalità quella di supportare le Sacre Scritture. A differenza del Manierismo che con la sua eccessività, con la sua complessità formale ed iconografica, si era allontanato dalla funzione evangelizzatrice cattolica, la pittura della controriforma cerca di ritrovarsi con i fedeli attraverso un’arte vicina ai sentimenti. In questo momento è di importante rilevanza l’influenza con la quale gli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio di Loyola condizionano il culto: per arrivare alla visione e per l’interazione con il sacro è necessario, attraverso la concentrazione interiore, raggiungere l’atto di fede. Gli scritti del Paleotti indicano come il nuovo linguaggio della controriforma collochi le immagini in una posizione fondamentale poiché attraverso la formula “immagine e similitudine” esse hanno la capacità di conferire un volto alla fede e sono indispensabili per condurre i credenti nell’interpretazione delle tele devozionali e nel riconoscimento dei soggetti raffigurati.
Uno dei modi per conquistare il cuore e la mente dello spettatore è stimolarlo proponendo opere familiari ambientate nel presente perché, secondo il Paleotti, “di quel che si conosce non si prende piacere né dispiacere” ma conforto e sicurezza. Il pittore ha, quindi, il compito di persuadere il fedele attraverso le tre sorti della cognizione dell’uomo: animale, umana e soprannaturale, riuscendo così con la sua arte a dilettare, insegnare e muovere l’affetto.
Seguendo questi principi, le opere del Moncalvo con il loro linguaggio semplice, devoto e rispettoso dei dettami ecclesiastici, rappresentano sentimenti universali come l’amore, la pietà, il dolore o il perdono. I suoi lavori si caratterizzano per i piccoli ed eleganti movimenti delle mani e della bocca, per la torsione del torace e le delicate gesticolazioni delle braccia. Queste movenze selezionate nell’istante cruciale, sono ricostruite come intero movimento nella mente dell’osservatore e, assieme alla rappresentazione dei sentimenti, acquistano una grande forza persuasiva trasmettendo quell’ambiente di misticismo che porta all’identificazione e all’introspezione voluta da Sant’Ignazio di Loyola.
Le equilibrate composizioni e gamme cromatiche, l’interazione del movimento con gli affetti sinceri di devozione popolare, trasmessi in forma morigerata anche attraverso la comunicazione visiva dei personaggi, rendono umano il divino nonostante i modelli aulici utilizzati.
La fama raggiunta dal Moncalvo, soprattutto dal secondo decennio del Seicento anche in ambito lombardo, comporta un notevole aumento di incarichi sia da committenze ecclesiastiche che pubbliche. Il lavoro nella bottega si intensifica e per velocizzare i tempi venivano utilizzati disegni e cartoni derivanti da incisioni che servivano come modello. L’utilizzo di cartoni consentiva di riuscire a realizzare una numerosa produzione e ad affidare in parte le opere agli allievi e collaboratori che ebbe durante le sue numerose tappe lavorative tra il Piemonte e la Lombardia. Una delle conseguenze del continuo uso e riuso di modelli a disposizione di tutti gli artisti presenti in bottega, è la difficoltà nel distinguere i diversi momenti stilistici e nell’identificare la mano dei diversi collaboratori e allievi, fra i quali emergono figure come sua figlia Orsola Maddalena, Giorgio Alberini, Giovanni Crosio, Francesco Fea, Nicolò Musso o Daniele Crespi.
I disegni, caratterizzati dal tratto fragile, tremante, vibrante frequentemente abbinato all’utilizzo di acquarellatura, risultano molto interessanti per la varietà, sia da un punto di vista tematico che numerico, nel susseguirsi degli anni.
Un ulteriore aspetto caratteristico della sua bottega è l’esistenza di numerose opere con lo stesso soggetto, come i dipinti raffiguranti la Madonna del Rosario, l’Annunciazione o l’Immacolata Concezione tra gli altri. Questa consuetudine di realizzare serie di opere affini ha contribuito in determinati periodi a creare la fama di un pittore di scarsa invenzione, giudizio immeritato considerando in parte la numerosa produzione ed anche le rigide prescrizioni e indicazioni della Controriforma sulla valenza didattica dell’arte nel riconoscimento dei soggetti.
In questa selezione di opere è ben definita l’evoluzione dell’autore, dai personaggi leggeri ed eterei in equilibrio cromatico tra fondi freddi e primi piani con predominanza calda, ad un protagonismo maggiore dei volumi e ad una limitazione dei toni caldi, che ora appaiono come tocchi isolati che comportano connotazioni più drammatiche. Splendida è la leggerezza dei corpi e dei capelli, caratteristica dell’opera Tobiolo e l’Angelo della cattedrale di Alessandria, dove i ricci dei personaggi riportano alle sculture degli angeli musicanti della cappella VIII dell’Annunciazione, proprio quella di patrocinio dei cittadini di Alessandria nel Sacro Monte di Crea e realizzati da Giovanni Tabacchetti.
Molto differente invece è l’opera raffigurante Angelo musicante che consola San Francesco che si caratterizza per l’importante presenza dell’angelo che contrasta con la debolezza di san Francesco morente. La scelta cromatica enfatizza questo aspetto conferendo toni più cupi alla figura del santo.
Il dipinto raffigurante Tobiolo e l’Angelo di Tortona, anch’esso in forte contrasto con la versione del periodo più giovanile, evidenzia l’influenza caravaggesca, arrivata per tramite di Nicolò Musso, di un Moncalvo maturo, nell’utilizzo dei colori e delle ombre, che conferisce un maggior protagonismo, rendendo l’azione più complessa e drammatica.
Nel San Michele che abbatte il demone di San Salvatore Monferrato, la figura dell’arcangelo si mostra trionfante prima ancora di finire la sua azione che viene completata dalla mente dello spettatore. La sua presenza fisica all’interno del dipinto enfatizza la scelta del movimento consapevole nell’istante culminante della vittoria.
Sullo scorcio del Cinquecento dalla pala di Grana Monferrato e negli anni a seguire, il Moncalvo ha saputo esprimere una grazia ed un’attenzione particolare a certi temi a lui consoni dipingendo senza trasgressioni ma con una personale visione della realtà e una diligente osservanza delle regole. Le Madonne e gli Angeli che popolano le sue opere trasportano lo spettatore in una visione confortante e serena della Fede. Il movimento degli angioletti che si affollano intorno alle Madonne e che fanno capolino dalle nuvole dorate in una danza vorticosa di allegri bimbi in festa con i gesti delle loro paffute manine infantili prefigurano un’accoglienza gioiosa nel Regno dei Cieli. Altrettanto consolatorie sono le immagini di Maria. Il Moncalvo la può dipingere iconica come una statua da venerare nella Madonna di Crea oppure madre affettuosa che osserva Gesù con sguardo amorevole. Ci dona la visione della sua Natività, piccola neonata tenuta fra le braccia da una delle figure femminili che si affaccendano intorno alla puerpera Anna in una confusione domestica ed intima, oppure attenta e riflessiva ed in parte già consapevole del destino che l’attende quando riceve l’Annuncio dall’Angelo del Signore. Le linee precise dei contorni, la regolarità dei lineamenti, i capelli biondi ordinati e raccolti sulla sommità del capo unite alla consueta veste rosa intenso e al manto azzurro riportano ad un’atmosfera idealizzata ma vicina e umana al tempo stesso. I colori, di volta in volta intensi o stemperati come pulviscolo nelle immagini delle Immacolate Concezioni, vengono stesi con pennellate ampie e successioni di velature che armonizzano la visione d’insieme. Nelle Madonne il movimento si esprime con gesti sobri, composti, con mani lunghe e affusolate, congiunte in preghiera, dischiuse per accennare una carezza o sospese nell’atto di aprirsi in segno benedicente. Gli sfondi sono semplici, a volte quasi inesistenti, accortezza voluta perché l’immagine in primo piano risalti e si imprima nella retina del visitatore che osserva attento, rimanendo nella memoria.
Le opere esposte
Mostra ideata da

Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria
Luciano Mariano, Presidente
Realizzata da

Palazzo del Governatore Srl
In collaborazione con

Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per le province di Alessandria Asti e Cuneo

Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici dell’Alessandrino
Mostra a cura di
Mariateresa Cairo
Vittoria Oneto
Liliana Rey Varela
Coordinamento progetto scientifico
Liliana Rey Varela
Testi a cura di
Liliana Rey Varela
Mariateresa Cairo
Coordinamento laboratori didattici e visite guidate
Vittoria Oneto
Immagine grafica, multimedia
Giorgio Annone/LineLab, Alessandria
Restauri
Doneux & soci Scrl
Referenze Fotografiche
Paolo Bernardotti
Si ringraziano per la concessione dei prestiti:
il Comune di Alessandria, la Diocesi di Alessandria, la Diocesi di Casale Monferrato, la Diocesi di Tortona, la Provincia di Alessandria dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e i collezionisti privati.





































